LEGNO

Da sempre il legno è il materiale protagonista per la realizzazione di manufatti, dal componente d’arredo all’elemento strutturale. Naturale e pregiato, richiede una particolare cura per mantenere le proprie caratteristiche estetiche e meccaniche.
Il problema della conservazione e del restauro del legno – del restauro tout court – è un concetto moderno, anche se in passato erano stato affrontato il problema della durabilità, adottando tecniche che, se pur empiriche, trovano rispondenza e validità ancora oggi. Nel “De re aedificatoria”, ad esempio, L.B. Alberti suggeriva vari rimedi contro l’invecchiamento e il degrado del legno, tra i quali l’uso di morchia d’olio per proteggerlo dai tarli o di pece greca per difenderlo dall’umidità.
Per comprendere il comportamento di un manufatto ligneo bisogna considerare la natura del materiale: l’acqua è un fattore essenziale per la sua conservazione, elemento costitutivo del legno stesso, è allo stesso tempo frequente causa di degrado. La forte igroscopicità del materiale inoltre ne determina variazioni dimensionali notevoli, non omogenee per la sua anisotropia.
L’approccio moderno del restauro e del consolidamento del legno si basa sia su fondamenti scientifici, ed i prodotti per il restauro del legno fanno parte di questa branca, che sulla preparazione del restauratore. Ad ogni modo le questioni di maggior rilievo rimangono la protezione dall’umidità e dai tarli, i suoi più grossi nemici, oltre che dal fuoco.
La linea Legno PHASE offre un’ampia gamma di prodotti per trattamenti sanativi, consolidanti e protettivi, di facile applicazione e ottima efficacia.

Cenni storici

Il legno è stato uno dei primi materiali utilizzati dall’uomo nel campo delle costruzioni grazie alla sua disponibilità in natura e alle sue caratteristiche di resistenza, lavorabilità ed adattabilità, che ne hanno favorito l’uso diffuso per la realizzazione di strutture e opere di vario tipo: arcotravi, solai, capriate, travi composte, statuaria ed elementi di arredamento.
Per le opere d’arte ebbe fortuna alterna nel corso dei secoli e, dopo un vasto impiego nell’antichità (in Egitto si praticava la pittura su tavole lignee già nel XIII e XII sec. a. C., nel medioevo era usato sia per la pittura su tavola che per la scultura lignea), venne progressivamente sostituito dalla pittura su tela e dalla scultura in pietra e in metallo.
Rispetto a questi supporti, il legno presenta caratteristiche che ne rendono necessario il rivestimento policromo per la finitura dei manufatti con cui è realizzato: di frequente le limitate dimensioni del tronco impongono la lavorazione in più pezzi separati, montati con giunzioni difficilmente occultabili. Inoltre, la natura stessa del legno con le venature, i nodi e le variazioni di colore interferisce con la rappresentazione qualora l’opera non venga dipinta, così come la sua struttura a fasci di fibre parallele impone un tipo di lavorazione che non può fingere la natura del materiale.
Il problema del rivestimento policromo è uno dei nodi cruciali del dibattito storico-critico e conservativo sulla scultura lignea e lapidea: è certo che gran parte della scultura e architettura antica era vivacemente policroma, ma con le teorie neoclassiche subentrò l’abitudine di considerare tali opere monocrome. Il loro restauro, legato al pensiero estetico dell’epoca, del luogo e dell’operatore, ha visto spesso la distruzione dei residui di policromia fino ai primi decenni del Novecento ed oltre, per il gusto estetico moderno che favorisce i materiali grezzi. Tutto ciò influenza anche le operazioni di restauro dei manufatti in legno: in una scultura lignea infatti le lacune della pellicola pittorica non comportano la perdita totale di una parte dell’opera e possono essere reintegrate più facilmente ed in maniera più estensiva di quanto avviene sulle tavole dipinte.
Le essenze più comuni in campo artistico in Europa e Italia sono fra le latifoglie:

  • pioppo: una delle essenze più usate per facilità di reperimento e lavorazione, pur non avendo caratteristiche di resistenza e durata, facilmente attaccato dagli insetti xilofagi;
  • tiglio: molto usato per le sculture lignee, rispetto al pioppo ha fibra più compatta ma comunque facilmente lavorabile e soggetto agli attacchi xilofagi;
  • noce: usato specialmente per le tavole dipinte di modeste dimensioni, compatto e resistente ma comunque soggetto agli attacchi xilofagi; quercia: impiegata in tutte le sue varietà, offre un legno duro e resistente molto usato per tavole dipinte e per mobilio. Resistente agli attacchi xilofagi ma il forte ritiro in fase di stagionatura non ne rende adatto l’impiego per sculture lignee.

Le essenze legnose fruttifere non furono usate come supporti per pittura su tavola mentre ebbero largo impiego come matrici xilografiche e per piccole sculture, per durezza e compattezza ottimali.
Fra le conifere l’essenza più usata per tavole dipinte fu l’abete bianco, facilmente attaccabile dagli insetti xilofagi. Meno impiegato l’abete rosso, di maggiore compattezza del precedente.
Il larice ha buone caratteristiche di durata, fibra regolare e molto compatta, comunque facilmente lavorabile.
Altre specie quali il pino, il cipresso, il cedro furono impiegate meno frequentemente, nonostante presentino una buona resistenza agli attacchi xilofagi ma minore facilità di lavorazione.
Generalmente a scelta del legno era affidata all’artista, secondo le norme indicate dalla corporazione di appartenenza: le essenze più adatte per l’intaglio sarebbero quelle con struttura compatta, venatura regolare e media durezza, ma in realtà vennero usati tutti i tipi di legname reperibili in loco e tramandati dalla tradizione. Per le sculture lignee si usavano tronchi non stagionati svuotati all’interno, poi fatti essiccare prima di applicarvi la policromia; per opere di piccole dimensioni, tavole dipinte e parti decorative si usava legno perfettamente stagionato, talvolta “cotto” in acqua bollente per ridurne le variazioni dimensionali in fase di stagionatura.
Una volta terminata l’esecuzione del supporto ligneo sulle giunzioni e sulle eventuali spaccature venivano incollati pezzi di tela o di pergamena per attutire gli effetti del movimento del legno sulla finitura, eseguita dallo stesso intagliatore o affidata a un altro artista.

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