Come scoprire se un quadro è falsotempo di lettura: 7 minuti

FONTE DELL’ARTICOLO: 26 FEBBRAIO 2018 – Focus.it – Come si scopre se un quadro è falso?

Scoprire se un’opera d’arte è vera o meno è un’operazione molto complessa. Se non siamo sicuri della provenienza, come ad esempio in mancanza di certificati d’autentica o iscrizione in inventari o cataloghi, gli storici dell’arte e i periti devono comportarsi proprio come dei detective.

 

Per prima cosa il dipinto viene analizzato dagli esperti d’arte che grazie alle conoscenze sull’autore possono riconoscere se si tratti o meno di un quadro autentico. Un “buon occhio” – quello quindi di un esperto conoscitore dell’autore di cui si pensa il quadro sia un plagio – è, in prima battuta, in grado di dare subito indicazioni sull’autenticità dell’opera. A questo punto però, per avere la certezza di trovarsi davanti ad una vera opera d’arte, c’è bisogno degli strumenti tecnologici.

 

ANDARE IN PROFONDITÀ.
I raggi X sono una tecnologia che spesso viene usata per scoprire se un quadro è autentico o si tratta di un falso. Con questa tecnologia si riesce a scoprire se ci siano o meno dei disegni sotto al dipinto. C’è poi la misurazione della radioattività del piombo contenuto nelle pitture a olio che riesce a dare elementi certi circa la datazione dell’opera.

 

Il primo e più importante indizio è quindi quello dell’età: se sono presenti nel dipinto alcuni dettagli anacronistici, come ad esempio l’uso di vernici che sono state inventate dopo la presunta realizzazione del quadro.

 

Molto utili sono anche i software che, attraverso l’uso di telecamere, riescono ad analizzare la disposizione dei fili della tela: questi fili infatti, nel caso di vecchie tele tessute a mano o a telaio, presentano delle irregolarità che si ripetono regolarmente in ogni parte dell’intreccio. Ci sono poi dei software che, sempre con l’utilizzo di “occhi elettronici”, riescono ad analizzare il tipo di pennellata (forma del pennello, lunghezza e larghezza del tratto); i dati che derivano da queste analisi vengono poi messi a confronto con quelli delle banche dati contenenti informazioni sul presunto artista a cui si vuole attribuire la paternità dell’opera: se tutto combacia perfettamente, ci troviamo di fronte ad un’opera originale.
È molto importante poi la zona in cui si trova la firma: per esempio le ridipinture indicano che non è contemporanea al dipinto.

 

Ma vediamo più nel dettaglio le varie tecniche, con l’ausilio dell’opera qui sotto.

Ritratto di Anna Selbtritt, 1750 circa.

1 E 2 – ANALISI SPETTROSCOPICA A INFRAROSSO DEI MATERIALI

L’analisi spettroscopica evidenzia l’alterazione delle molecole di un materiale. Può essere eseguita sulle parti lignee originali di un’opera come ad esempio la tavola, il telaio o la cornice per determinare il tipo di legno utilizzato e la sua età (il margine di errore di questa misurazione è intorno ai 10/20 anni) o su altri materiali, come pigmenti utilizzati dall’artista o sulle colle. Questa analisi si effettua su campioni veramente piccoli (bastano pochi milligrammi) e può portare alla scoperta di elementi anacronistici.

 

3 E 4 – ANALISI MICROSCOPICA DELLA SUPERFICIE PITTORICA

L’analisi al microscopio permette invece di studiare i segni di invecchiamento dell’opera d’arte. Con questo esame si osserva la “craquelure”, cioè il reticolo di piccole crepe che si formano una volta che i pigmenti utilizzati per colorare l’opera si seccano. Questa osservazione ci dice se queste crepe sono per capire se queste crepe sono naturali, artificiali, profonde o superficiali; l’analisi al microscopio permette inoltre di scoprire di più sui pigmenti utilizzati (se sono artigianali, industriali, la loro purezza, la cristallinità e la loro dimensione), sulle cadute di colore, sugli indurimenti e su eventuali opere di restauro apportate alla tela originale.

A sinistra la profondità della craquelure; a destra l’analisi dei pigmenti.

5 – ANALISI FISICA DELLO STRATO PITTORICO E SOTTO LUCE RADENTE

Con l’ausilio di uno strumento chiamato duroflessimetro si è in grado poi di misurare l’essiccamento della pittura che con il tempo tende a deformarsi. L’osservazione con luce radente poi, evidenzia le irregolarità della superficie, consentendo di individuare opere di ridipintura o restauri.

Analisi con il duroflessimetro.

6 – ANALISI CON LUCE DI WOOD

La lampada di Wood (presente anche all’interno del nostro catalogo prodotti) emette una luce con radiazione ultravioletta che è in grado di far riconoscere agli “investigatori” se sono stati utilizzati dei materiali (come il pigmento bianco di zinco) che generano fluorescenza e segnalano vernici, stucchi o colle usate per ritocchi, ridipinture o restauri. Identificare i materiali utilizzati nel dipinto, aiuta a datare precisamente l’opera d’arte e a scovare elementi anacronistici.

A sinistra restauri in evidenza, a destra la stuccatura.

7, 8, 9 – RIFLETTOGRAFIA INFRAROSSA

Questo particolare metodo di indagine ottica permette di studiare in profondità il dipinto. Attraverso questa analisi si riesce a rendere visibili eventuali disegni preparatori (7), correzioni, quadrettature (8), ritocchi o contraffazioni.
La presenza di un disegno sotto la superficie è indizio dell’autenticità di un’opera.

A sinistra lo studio della craquelure; a destra la quadrettatura sottostante, una tecnica molto semplice che viene utilizzata per copiare fedelmente un’opera.
26 FEBBRAIO 2018 – Vai all’articolo originale su Focus.it

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